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  Democrazia Cristiana - Marche
  Direzione nazionale 8 aprile 2011
 

Intervento del Segretario politico Giuseppe Pizza alla Direzione nazionale del 8 aprile 2011

Amici,

la convocazione della Direzione Nazionale del Partito indetta inizialmente per il 21 Marzo scorso e stata annullata e riaggiornata alla data odierna, per meri ed involontari vizi formali, legittimamente sollevati dall'amico Alessi ed altri e prontamente accolti.

Cosi come e giusto e cosi come si conviene per l'obbligo del rispetto delle norme statutarie,alla base di un ordinato svolgimento della vita del Partito. Ad ogni buon conto la convocazione della Direzione Nazionale del Partito, oltre all'articolato dispositivo dell'ordine del giorno proposto,con gli specifici punti sui quali decideremo nel corso dell'incontro,risponde innanzitutto alla avvertita e comune esigenza di fare il punto della situazione: sia per quanto attiene agli aspetti interni al Partito;sia in ragione delle nostre prospettive politiche nel mutato quadro politico nazionale.

E, a mio sommesso avviso, proprio le imminenti elezioni amministrative possono rappresentare l'occasione per rimodulare la nostra strategia: sia elettorale che politica,con l'obiettivo di rafforzare,potenziare ed ampliare il nostro ruolo all'interno dell'orami consolidata alleanza strategica con il Popolo della Liberta e con il Presidente Berlusconi.

Diaciamocelo con chiarezza, amici della Direzione Nazionale, da un punto di vista sostanzialmente sistemico le elzioni politiche del 2008 hanno rivoluzionato l'intera geografia politica nazionale, segnando una improvvisa e brusca accelerazione verso una forte semplificazione partitica e di coalizione. E determinando altresi una oggettiva polverizzazione delle terze forze, con una totale desertificazione dei Partiti minori.

Con le ultime elezioni politiche si è di fatto amplificata la già latente crisi ed una deriva o rami strutturale del modello di democrazia rappresentativa, così come l’avevamo immaginata fino ad oggi.

Oggi i Partiti sono strumenti del leader di turno che li rappresenta, ieri ne erano la fonte di legittimazione.

Ed è questo primo importante aspetto da tenere da conto, per una corretta ed oggettiva analisi politica e per evitare di immobilizzarci su sterili e nostalgiche lamentazioni basate più sull’etica dell’auspicio che su quella delle responsabilità e delle conseguenze.

In tempi di grandi incertezze come quelli attuali, la Politica riflette più la crisi della società e non le sue eccellenze. E non è affatto un caso che, oggi come mai, il messaggio e la narrazione dei fatti politici prendano il sopravvento sulla costruzione delle proposte politiche.

Alla funzione della rappresentanza si è sostituita la funzione della rappresentazione, maturata e prodotta in un processo culturale e sociale che corrisponde ed incarna, piaccia o non piaccia, il nuovo tempo della Politica e della vita pubblica.

E noi democratici cristiani dobbiamo fare ancora più nostra l’ineguagliata intuizione di Aldo Moro che seppe leggere “profeticamente” i tempi nuovi che si apprestavano, per attrezzare ed esigere per tempo anche strutturali cambiamenti dell’impegno civile di ciascuno di noi.

Una strada che è resa credibile dal valore della coerenza e della fedeltà ai valori culturali e politici che ci hanno accompagnato e che ci accompagneranno lungo tutto il cammino del nostro comune impegno civile.

In sintesi, amici, dopo l’infiita e contrasta transizione della cosiddetta “seconda repubblica”, durata oltre un quindicennio, ed iniziata con la modifica del sistema elettorale proporzionale con quello maggioritario, il cosiddetto Mattarellum del 1992 adottato dopo il referendum, creando quella disarmonia istituzionale che ancora oggi fa sentire i suoi effetti, giacchè in contrasto con una Costituzione fondata invece sui Partiti politici con vocazione appunto proporzionale; con le lezioni politiche del 2008 è effettivamente iniziata quella “terza repubblica” introdotta da un evidente processo di americanizzazione bipolarista più che bipartitista; e caratterizzata tra l’altro dall’oggettiva peculiarità di un 20% circa di società: priva di rappresentanza istituzionale!

Un processo evidentemente sostenuto soprattutto dall’attuale sistema elettorale (Porcellum) che deprime ogni partecipazione attiva, per la verificata assenza di una partecipata decisione e di una possibile scelta: e pertanto del necessario e vitale rapporto tra elettore ed eletto e tra eletto e territorio, mutando così profondamente il significato della rappresentanza.

Legge elettorale, ad avviso della Democrazia Cristiana e continuiamo a sostenerlo con forza e convinzione, proprio in ragione della forte disarmonia democratica da cui è contrassegnato l’attuale sistema, c’e da modificare ad ogni costo e in senso proporzionale. Sistema, secondo i costituenti, capace di garantire la partecipazione istituzionale, politica e amministrativa alla struttura del potere; ed il controllo dei diversi poteri, attraverso pesi e contrappesi, necessari ed indispensabili per uno stabile equilibrio politico-istituzionale.

Legge elettorale, quella attuale, inoltre, decisamente concausa della più che consistente e diffusa astensione, il cui identikit risulta in verità di difficile tracciabilità, giacchè trasversale all’intera società italiana.

E proprio in questa “nuova” ed originale configurazione della rappresentanza politica affondano le radici dei recenti sommovimenti parlamentari.

La semplificazione di fatto realizzata in Parlamento, pur attraverso il consenso espresso liberamente e democraticamente dal corpo elettorale, ha provocato la scomparsa di culture che hanno segnato direttamente e indirettamente la vicenda politica nazionale e la storia del nostro Paese; determinando da un lato un inusitato aspetto di atrofizzazione del sistema politico ed istituzionale, e dall’altro lato appalesando un evidente deficit di rappresentanza per una parte di società “dispersa” ma ancora consistente.

Ebbene, amici della Direzione Nazionale, il Partito deve avere piena consapevolezza, al di là di ogni pur legittimo giudizio di valore, che l’agire politico deve incerarsi in questo specifico contesto se si vuole attualmente esplicitare, oltre la semplice testimonianza, e qualificare il contenuto delle nostre proposte politiche. Una rinnovata presenza ed un rinnovato impegno per “assorbire” quella parte di società “dispersa” in cerca di riferimenti e di considerazione politica, e che ha urgenza di trovare un interlocutore affidabile e credibile.

Ed in questo “originale” contesto la Democrazia Cristiana deve e dovrà continuare a farsi carico,ancor più e meglio, di ampliare i canali di comunicazione e di compartecipazione con molte delle istanze politiche e sociali non rappresentate; per conquistare consensi soprattutto nell’area moderata: tra i ceti popolari, professionale e produttivi; ridando decisamente e consistentemente fiato alla elaborazione ed alla proposta di ispirazione popolare e cattolico-democratica.

Una precisa area di riferimento culturale, quella della diaspora democristiana, che non vede solo noi protagonisti, ed in cui si rispecchiano preziose ed interessanti presenze con le quali il dialogo è aperto da tempo ed ora è ineludibilmente venuto il tempo della sintesi: sia di proposta politica che di strategia elettorale.

E’ questo, amici, un obiettivo responsabile, concreto ed immediato su cui puntare; ed il crinale politico-programmatico su cui misureremo la nostra effettiva capacità di penetrazione e elettorale, esiziale per una maggiore agibilità della nostra ragione politica.

Pensiamo ad esempio all’ormai imminente ed incombente federalismo fiscale.

Si può star certi che la Lega Nord capitalizzerà il suo clamoroso successo.

La lega passerà all’incasso, probabilmente, con un federalismo privo dei preziosi e vitali fondi di perequazione solidale: rischioso e pericoloso soprattutto per il Sud, ancora oggi in condizioni di oggettivo ritardo e in forte divario con il Nord del Paese. Un differenziale che, purtroppo, negli ultimi anni è ancora cresciuto. E non basterà la politica, vagheggiata da Tremonti, come spiritualità contrapposta al Dio mercato; e la sua “ratio umanistica” a sostegno di una Banca per il Sud per diradare proprio sul Mezzogiorno “l’ombra del varesotto e del valtellinese”. Ebbene, amici, noi abbiamo il dovere di continuare a condizionare questo importante processo riformatore in senso solidaristico.

Lo sappiamo bene che federalismo solidale è un ossimoro. Il federalismo è per sua natura competitivo, con specifiche responsabilità in capo alle Autonomie Locali. Mentre la solidarietà a cui pensiamo è l’opportunità di partenza, che deve necessariamente tener conto delle difficoltà di contesto.

Il federalismo può essere allora l’occasione per inserire la questione meridionale in un quadro di compatibilità nazionale.

Ma per poter incidere e condizionare questo processo riformatore è più che mai indispensabile che la comune area culturale e politica di riferimento realizzi al più presto ogni opportuna convergenza, che dia finalmente corpo alla nostra elaborazione ed alla nostra proposta.

Ovviamente quella del federalismo è solo una delle criticità dell’agenda politica del centro-destra, cui siamo lealmente e strategicamente alleati; e del Governo Berlusconi, di cui mi onoro di far parte nella mia qualità di Segretario Nazionale della Democrazia Cristiana.

Ciò nonostante non può sfuggire che l’Italia è giunta ora di fronte al bivio tra evoluzione o involuzione!

Il biennio appena trascorso, segnato da una crisi economica senza precedenti, ha conosciuto un passaggio epocale.

Da una parte il rapidissimo sviluppo di Paesi come India e Cina, con sistemi istituzionali molto semplici e perciò veloci nelle decisioni; dall’altra i Paesi di vecchia industrializzazione che non possono più far leva sul debito pubblico, come appunto l’Italia.

Noi pertanto dobbiamo impegnarci per far evolvere le nostre intuizioni in scelte e decisioni sempre più saldamente legate al primato della società, contribuendo a costruire una dimensione politica ancorata ai corpi intermediche dalla società stessa sono espressi.

Il Governo, in verità, in questo primo scorcio di Legislatura, ha lavorato bene!

Ricordo che i pur “prioritari” temi della Giustizia non hanno impedito ad esempio, in sintonia con la nostra visione sociale, l’estensione senza precedenti degli ammortizzatori sociali; la realizzazione della riforma della Previdenza senza un’ora di sciopero; il controllo della spesa sanitaria, per poter continuare a garantire i Livelli Essenziali di assistenza ed evitare una prevedibile implosione del Servizio Sanitario Nazionale, che mantiene pertanto intatte le capacità ineludibili di universalità e solidarietà; ed ancora, la recente Legge sul Lavoro con la rimodulazione delle diverse tipologie di inserimento lavorativo, necessariamente adeguate alle modalità del mercato globale, ma opportunamente agganciate ad un prezioso sistema di garanzie;

Inoltre, il cosiddetto pacchetto sicurezza e per ultimo e non da ultimo, la più importante Riforma per il Paese: la riforma dell’Università!

Riforma davvero epocale, coraggiosa e lungimirante, voluta fortemente dal Ministro Gelmini e sostenuta “tenacemente ed eroicamente” dal sottoscritto nelle aule Parlamentari. (Ho voluto usare, amici, le parole che pubblicamente il Presidente Berlusconi ha utilizzato nel suo recente e corposo intervento al convegno della Democrazia Cristiana di Catania e dirette al mio impegno istituzionale.)

Lo ringrazio ancora una volta anche in questa occasione, a nome di tutti i democratici cristiani.

A tal proposito, mi sia concessa una breve divagazione, ingiustamente qualche autorevole amico ha parlato di subalternità politica e culturale della Democrazia Cristiana. Subalternità, ovviamente, mio tramite! (sic!)

Non è affatto così! Niente di più falso e sbagliato!

Affiancare e condividere l’azione di Governo in sintonia con la nostra specifica visione; con i principi ed i valori che si riconoscono nella tradizione storica, politica e oserei dire antropologica della Democrazia Cristiana, significa offrire rifugio e speranza, oltre la testimonianza, a quelle aspettative e a quelle attese; significa ridare fiducia a tutti coloro i quali manifestano la loro disaffezione per tutto ciò che riguarda la Politica e, in una certa misura, lo Stato e le Istituzioni; e per rinnovare e sostenere una credibile offerta di impegno civile e di rappresentanza.

E’ subalternità culturale e politica ed omologazione sposare invece un antiberlusconismo generico e stantio; difendere il peggiore giustizialismo politicizzato e strumentale; sostenere l’immigrazione “a porte aperte” ed adeguarsi alla deriva laicista che si allontana dai valori della tradizione; ed infine demagogicamente unirsi al coro della spesa in disavanzo! Questa si è subalternità alla sinistra!

Mentre amici è stata proprio la nostra autonomia politica, voglio ribadirlo a chi ha orecchie per ascoltare, ad impedirci di confluire nell’ambito del Popolo della Libertà: scelta, questa si, evidentemente più in linea con eventuali utilità marginali!

Con buona pace di qualcuno, noi siamo e resteremo la Democrazia Cristiana.

Altro conto è la crisi della presenza politica dei cattolici, in particolare nel nostro Paese, in quanto non esprimono presenze sufficientemente rappresentative.

Infatti, se è pur vero che varie formazioni si richiamano alla tradizione politica della Democrazia Cristiana, è altrettanto evidente che nessuno degli “eredi” ha sufficiente forza e proposizione politica per incarnare appieno una vera successione.

Eppure il “movimento dei cattolici” è sempre stato storicamente consapevole della propria natura e del proprio compito; e con una connaturata capacità di interpretare, nelle diverse fasi storiche, i problemi della società.

Se si pensa alla sintesi che il Partito degasperiano seppe operare tra il filone sociale e quello cattolico-liberale; tra il rispetto della laicità dello Stato e la profonda ispirazione cristiana, comprendiamo quanto concreto e possibile sia il tentativo di ricostruire la casa comune, nella quale elaborare un progetto che offra ancora al Paese quel patrimonio di principi e di valori.

Ebbene, oggi, tutti coloro che si riconoscono in quella tradizione; in quella unica ed originale cifra culturale e politica, capace di conciliare: giustizia e libertà; dignità dell’uomo ed esigenze dello Stato e del mercato; unità nazionale e valorizzazione delle autonomie; rispetto della laicità dello Stato e dei sentimenti religiosi del Paese, attendono legittimamente un momento di sintesi ed una proposta capaci di rimettere al centro della Politica questa cultura.

Assieme a tanti amici ci stiamo spendendo, senza ambiguità e con coraggio, per raggiungere e realizzare questo straordinario obiettivo.

Si è detto molto, amici, della fine dell’unità politica dei cattolici, intesa come conclusione di una particolare esperienza storica.

E’ certamente così!

Ma questa non può significare la perdita di influenza di un riferimento ideale, culturale e organizzativo nel quale tanti cattolici e tanti moderati vogliono ancora affermare la loro visione della società.

Intorno a questa rinnovata assunzione di responsabilità stiamo lavorando per un nuovo incontro fra una rinnovata proposta e il consenso dell’elettorato cattolico e moderato.

Con la comune consapevolezza di non essere più, come per il passato, fiduciari di rapporti privilegiati e pertanto coscienti che ciascuno di noi è realmente di fronte alla propria coerenza e soprattutto di fronte alla propria responsabilità. La responsabilità di coniugare con coerenza la rivendicazione orgogliosa di un’appartenenza, con una prassi che si dispieghi effettivamente nella Politica, nelle alleanze e nell’azione di Governo.

Diciamolo con franchezza, troppe sigle, troppi volti, troppe apparenti differenziazioni non chiaramente percepite, sono un evidente punto di debolezza!

E’ giunto il tempo, amici, di accelerare possibili ed ineludibili processi di aggregazione, configurando in tal modo, con lungimirante intelligenza, la effettiva possibilità di una maggiore incisività nel nostro peso politico.

Amici,

e mi avvio alla conclusione di queste mie brevi riflessioni, è bene che i cattolici siano impegnati a far vivere le ragioni di un’idea politica: quella democratica cristiana.

Una precisa idea politica, altrimenti destinata ad eclissarsi nella confusione post-ideologica, nello smarrimento etico e negli interessi particolaristici, che troppo spesso hanno caratterizzato questa ultima fase della vita politica del nostro Paese.

Restano più che mai vivi ed attuali i valori della persona e la visione della società ispirati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, che rappresentano la radice e il fondamento della nostra comune azione politica.

Lo sappiamo bene che le incertezze e i rischi del cambiamento non possono essere evitati, ma è in carico precipuamente alla nostra responsabilità politica il coraggio di indicare, senza equivoci, una più esigente aspirazione sostenuta dalla consapevolezza di una rinnovata e più efficace presenza.

Giuseppe Pizza (Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana)

 
   
 
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