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  I beni che perdiamo
 

I beni che perdiamo

Roma, CNR - P.le Aldo Moro, 7 Aula convegni-Aula Marconi - 12 Giugno 2012

 


Vorrei ringraziare preliminarmente il  Presidente del CNR, Prof. Nicolais per l’invito a questo lungimirante convegno; rivolgo, inoltre, un affettuoso saluto alla Dott.ssa Gisella Capponi, Presidente dell’Istituto Italiano del Restauro ed ai numerosi amici professori e ricercatori (Guaitoli, Viticoli, Reali, Di Girolamo, Borsa), presenti oggi in sala, alcuni dei quali hanno condiviso dal 2008 al 2011 il personale impegno (da alcuni definita quasi un’ossessione) per un’Italia d’eccellenza nella ricerca scientifica per i beni culturali;  ed il perché… è scritto oggi a lettere cubitali sulla locandina di questo convegno: “alzare il livello della conoscenza” rappresenta lo strumento primo ed imprescindibile per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale.

 

Un patrimonio che, sappiamo costituire una delle nostre principali  ricchezze, il nostro elemento distintivo e forse la nostra opportunità per affrancarci da una congiuntura ancora piena di incertezze e di aree grigie.

 

I Beni culturali rappresentano un potenziale volano per il nostro rilancio economico, ma anche per la nostra futura crescita culturale, industriale e scientifica. Ed è così da sempre…cosa sarebbe mai, ad esempio, il “Made In Italy” se non fossimo stati educati alla scuola dell’armonia e della bellezza, dalle botteghe dell’arte dei nostri pittori del 500, alla visione dirompente degli architetti della Roma Imperiale? 

 

Ma l’impulso a rafforzare il nostro impegno deve divenire ancor più vigoroso di fronte alle tragiche immagini che ci raccontano degli eventi  sismici di queste ultime settimane, e delle devastazioni civili e storico-artistiche di molte zone dell'Emilia.

 

A ciò si aggiunga il grave capitolo dei beni culturali illecitamente sottratti: e mi riferisco principalmente alla desolazione recata dagli scavi clandestini in molte (troppe) aree archeologiche del nostro paese.

 

La necessità, quindi, di dare diffusione alle problematiche della conoscenza e del rischio del patrimonio nazionale rappresenta un “imperativo categorico” .

 

Durante il mio mandato in qualità di Sottosegretario del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, ho avuto il privilegio di poter partecipare a numerosi incontri internazionali inerenti il comparto della ricerca. Ebbene è da anni ormai, che nelle sedi del G8, negli incontri del Carnegie e nei diversi Consigli Europei della Ricerca, l’Italia ottiene  consensi e riconoscimenti sul crescente ruolo guida che essa può esercitare nella vasta tematica del Patrimonio Culturale.

 

L’Unione Europea, come sapete, non ha esitato ad attribuire all’Italia la responsabilità progettuale della cosiddetta iniziativa congiunta di ricerca scientifica (JPI) in tema di “Cultural  Heritage”. Un esplicito riconoscimento, ma anche una grande responsabilità, per un ruolo di riferimento nei futuri processi di conoscenza, conservazione, valorizzazione e sicurezza dei beni culturali.

 

A ciò si aggiunga che, in questi anni, ho percepito personalmente una diffusa, consistente e consapevole domanda di know-how e di competenze scientifiche specialistiche, da parte dei principali paesi detentori  dei più grandi  parchi archeologici mondiali.

 

Nel mondo, peraltro, vi è una crescente consapevolezza di un connotazione  di “beni Culturali” in veloce evoluzione…sempre più percepita, come composizione di un valore intrinseco (culturale -più tradizionalmente riconosciuto-) e di un valore estrinseco comprendente gli impatti economici, territoriali, ambientali, accademici e sociali.

 

Nel rispetto di questa visione allargata, la ricerca scientifica interviene in molteplici fronti distinti: dalle scienze chimiche, fisiche e biologiche (per la paleobotanica, la caratterizzazione dei reperti, la diagnostica e la datazione dei materiali) alle nanoscienze (per i materiali  nanocompositi per il trattamento , la conservazione ed il restauro), dalle tecnologie spaziali (per l’osservazione e la conoscenza del territorio, per l’individuazione e per la valutazione statica dei siti archeologici) sino alle infoscienze (per il data fusion, l’integrazione, la catalogazione, la sicurezza, l’accesso e la fruizione).

 

Penso, che riconsiderare complessivamente la filiera delle tecnologie a supporto dei beni culturali, sia un passo essenziale e cruciale per conseguire il livello di conoscenza (che oggi, in questa sede, evochiamo).

 

Grazie quindi a tutti voi per il contributo che saprete dare nel rafforzare il posizionamento  in un settore della ricerca connesso ad una naturale eccellenza del nostro Paese. 

Giuseppe Pizza (Segretario politico nazionale della Democrazia Cristiana)

 
   
 
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