Democrazia Cristiana - Marche
  I miei interventi per l'omicidio di Yara
 

POSTO  ANCHE  QUI  I  MESSAGGI  CHE  HO  SCRITTI  NELLA  PAGINA FACEBOOK  DI  MASSIMO GIUSEPPE  BOSSETTI, IL  PROBABILE  ASSASSINO  DI  YARA  GAMBIRASIO.

(21 giugno 2014) La famosa è brava avvocatessa Bongiorno, in riferimento alla tua vicenda, ha dichiarato alla stampa che il DNA non sia una prova. E’ giustissimo ed evidente; lo avevo già scritto nel mio post del 19 giugno proprio quì, laddove ho puntualizzato che attualmente esso, il tuo DNA, trovato addosso alla bella e dolcissima tredicenne Yara, strappata alla vita ed all’affetto dei suoi familiari da un allucinante e temporaneo comportamento di barbarie assassina da parte di «qualcuno…», rappresenti (il tuo DNA, dicevo) pur sempre un indizio, ancorché fortissimo, ma che tale indizio potrà diventare con ogni probabilità una prova schiacciante soltanto al processo. Ora, mentre non credo di essere troppo malizioso nel dire che l’Avvocato Bongiorno abbia fatta questa uscita perché spera di ottenere l’incarico da te (Massimo Giuseppe Bossetti), in considerazione della grandissima visibilità mediatica che solleva il caso di Yara, sono arciconvinto che nessuno potrà mai dimostrare che quel DNA sia finito addosso alla piccola per motivi diversi che non siano riconducibili alla tua partecipazione diretta al suo rapimento, seviziamento e causamento diretto della sua morte (omicidio), in quanto lasciata agonizzante in quel campo, presumibilmente nella convinzione di chi l’ha abbandonata lì che ella (Yara) fosse già morta, con ciò semmai determinando una ulteriore sofferenza della giovane (e perciò questo dovrebbe costituire quindi un’aggravante dell’omicidio), e dovendosi ritenere la situazione di notevole ulteriore patimento sofferto dalla piccola, una volta nel campo di Chignolo d’isola, non già, come affermato dal PM Letizia Ruggeri, una concausa della morte, bensì solamente un’anticipazione della medesima (morte), dovuta invece alle ferite ed ai traumi riportati dall’adolescente di Brembate in conseguenza dell’aggressione subìta, aggressione chiaramente «mortale». Ergo, la fanciulla di Brembate sarebbe comunque morta (tuttalpiù) più tardi, anche se non si fosse trovata in quel campo patendone il freddo e le intemperie di quel giorno di Novembre, per esclusiva conseguenza dell’aggressione subìta. Logicamente, anche questa è una tesi che dovrà dimostrarsi in Tribunale, ma non credo sarà difficile farlo, anche se ti difendessero gli avvocati Bongiorno, e magari Taormina e Coppi, in “tandem”.

(19 giugno 2014) Ho lette le tue dichiarazioni fatte oggi, 19 giugno 2014, al GIP, dopo che ti eri avvalso della facoltà di non rispondere. Per quanto la verità dei fatti resti pur sempre quella che si accerti in tribunale, e solo dopo che la sentenza sia passata in giudicato, nel tuo caso credo fortemente che le tue risposte di oggi tu le abbia opportunamente concordate con il tuo avvocato, il quale forse te le potrebbe aver addirittura suggerite. Per quanto altri diversi indizi, oltre a quello fortissimo del tuo DNA sugli slip di Yara (il quale con ogni probabilità diventerà prova schiacciante al processo) giochino tutti decisamente contro di te [la polvere di cemento addosso e nei polmoni di Yara ed il fatto che tu sia operaio edile, il tuo telefonino agganciato dalla cella nella zona dell’omicidio, il fatto che lo stesso telefonino si sia spento quasi contemporaneamente a quello della vittima e che si sia riacceso (il tuo) dopo circa 14 ore], se davvero eri a casa, i tuoi familiari tutti, moglie e figli, dovrebbero testimoniare che esattamente in quell’orario in cui Yara è scomparsa tu ti trovassi precisamente fra le mura domestiche! E’ facilmente intuibile come il tuo legale voglia articolare la tua difesa sul fatto che abiti vicino al luogo dell’accaduto, sia per provare a giostrare di qualche decina di minuti sugli orari al fine di crearti un alibi, sia per giustificare la presenza del tuo telefonino nella zona; ora però ti chiedo: te la senti davvero di coinvolgere i tuoi familiari più stretti in questa costruzione avvocatizia? Credi davvero che ne valga davvero la pena? E’ davvero questo ciò che ti dice la coscienza? Rispondi a te stesso, non certamente a me che neanche mi conosci. E ti ricordo le parole di Gesù: «la verità di farà liberi» (libertà interiore, non libertà dalla pena carceraria).

(19 giugno 2014) Oggi è fin troppo scontato darti addosso in quanto «mostro», e non so cosa ti sia passato per la testa in quel giorno criminale; ne a te, ne eventualmente a qualcun altro che potrebbe esserti stato complice. Per quanto io non ti conosca, voglio dirti quanto segue: hai commesso un atto gravissimo, barbaro, e questo lo sai. Tuttavia, avresti potuto ancora far qualcosa di positivo, per te stesso, per i tuoi cari, ma soprattutto per i genitori di quell’adolescente innocente che hai lasciata agonizzante in quel campo: avresti potuto pentirti, e perciò costituirti. Hai avuti tre anni e mezzo di tempo per farlo. Avresti potuto confessare ogni cosa a tua moglie, ai tuoi figli, e poi andare da un avvocato per farti accompagnare dal giudice e costituirti. Non lo hai fatto, e questo per me è altrettanto grave del delitto che hai commesso, perché mi induce a ritenere che non ti sia pentito per ciò che hai compiuto. Il tuo silenzio di questi giorni, il tuo avvalerti della facoltà di non  rispondere, mi confermano quanto ti ho appena scritto. Ora ti resta solo Dio; solo a lui puoi ormai rivolgerti per salvare la tua vita e la tua anima.

risposta ad Enrica Raspa

Enrica Raspa, da cristiano posso dirti che se egli meriti salvezza o no, lo stabilirà solo nostro Signore, e che conoscendo il suo insegnamento, dipenderà molto da quanto quest’uomo (Massimo Giuseppe Bossetti) saprà autenticamente, ovvero profondamente, pentirsi di ciò che ha fatto nel tempo che gli resta della propria vita terrena.

Franco Rosini, Coordinatore regionale Marche della Democrazia Cristiana.

 
   
 
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