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  Democrazia Cristiana - Marche
  Euro o Lira?
 





EURO O LIRA?
(Versione ridotta)

 

«L’Unione europea…. implica una politica fiscale e monetaria comune, uguali misure di controllo dei prezzi, salari e redditi. E probabilmente misure di questo genere non potranno essere adottate e applicate che da un governo comune dotato di poteri reali. SOLO UNA VOLTA ADEMPIUTE TUTTE QUESTE CONDIZIONI SARÀ POSSIBILE CREARE UNA MONETA EUROPEA.» (John Kenneth Galbraith, consigliere economico dei presidenti americani Roosevelt, Kennedy, Johnson e Clinton, 1978).

Oggi sempre più italiani si chiedono: USCIRE DALL’EURO POTREBBE RAPPRESENTARE UNA SOLUZIONE VANTAGGIOSA PER L’ITALIA? Anzitutto, va detto che la questione non riguarderebbe tanto l’euro in se per se, bensì il suo rapporto con la montagna del debito pubblico italiano. Ora, il limite massimo consentito del debito pubblico per poter far parte dell’area Euro, è pari al 60% del proprio PIL (prodotto interno lordo); però, malgrado altissimi costi sociali - come la riforma peggiorativa delle pensioni (Riforma Fornero) e l’elevatissima disoccupazione - l’Italia ha un debito pubblico pari al 132,6% del PIL (fine 2013)! Quindi, L’ITALIA DI FATTO SAREBBE GIA’ FUORI DALL’EURO, CON UN DEBITO PUBBLICO DI OLTRE IL DOPPIO DEL MASSIMO CONSENTITO! È UNA SITUAZIONE CHE STA LETTERALMENTE AMMAZZANDO LA NOSTRA ECONOMIA, E CHE POTREBBE PORTARE I NOSTRI FIGLI ALLA POVERTÀ, ALLA SOFFERENZA E ALLO SCONTRO SOCIALE VIOLENTO. Questa è una verità oggettiva; una classe politica che sottovaluti questa situazione, è ipocrita oppure incompetente, comunque immeritevole di governarci! Realmente, l’Italia era diventata economicamente forte con la Lira, ma oggi è divenuta economicamente debole con l’Euro. Questa è una verità oggettiva; una classe politica che sottovaluti questa situazione, è ipocrita oppure incompetente, comunque immeritevole di governarci! Da un punto di vista storico - politico, la responsabilità del Governo Prodi e di chi lo appoggiò per farci entrare nella moneta unica, malgrado non fossimo assolutamente nelle condizioni per farlo, è gravissima. Ora, nel 2013 l’Italia ha pagato 82,04 miliardi di euro d’interessi sul proprio debito pubblico! Una somma ingentissima, che altrimenti, in buona parte, si sarebbe potuta impiegare per fare investimenti atti a rilanciare la crescita e l’occupazione. Si potrebbe obiettare che, una volta incassati gl’interessi, gli investitori potrebbero a loro volta investirli in Italia, sostenendo comunque l’economia e il lavoro, MA NON LO FANNO! Chi incassa gl’interessi italiani, o vi ricompra i nostri titoli di stato, oppure sposta i soldi in investimenti all’estero, tenuto pure conto che quasi il 32% (cioè circa un terzo) dei titoli di stato italiani sono in mani straniere. Inoltre, con un tasso d’interesse medio sui titoli di stato italiani pari ad oltre il sestuplo (6,1 volte) dell’inflazione (nell’anno 2013, inflazione totale 0,66%; media dei rendimenti dei titoli di Stato: 3,96%), è molto più conveniente per le banche investire nei titoli pubblici, piuttosto che prestarli alle aziende assumendosi il conseguente rischio d’insolvenza. Hai voglia Matteo Renzi ad invitare le banche ad essere più volonterose nel prestare soldi e rischiare di più nella concessione del credito; OCCHIO RENZI, COME PUOI RIVELARTI COSì INGENUO E SUPERFICIALE? È UNA QUESTIONE DI MERCATO, ALTRO CHE FARE APPELLI ALLA BUONA VOLONTÀ DELLE BANCHE! Inoltre, rispetto al PIL, l’Italia ha speso per interessi sul proprio debito pubblico, il 5,26%. In assoluto, l’Italia è il Paese che paga il più alto tasso d’interesse fra tutti quelli del mondo economico occidentale, rispetto al PIL e all’inflazione; una tragedia per la nostra economia! In pratica, il debito pubblico italiano sta crescendo notevolmente in termini reali per il solo effetto del differenziale positivo del proprio tasso d’interesse (medio) rispetto all’Inflazione! Per lo Stato italiano, ciò rappresenta una vera e propria forma di MASOCHISMO FINANZIARIO ED ECONOMICO.

 

L'euro non è degli italiani o degli europei in generale; l'euro è di chi ce l’ha in portafoglio!

Spesso sentiamo dire che l’Euro sia la «nostra» moneta forte, o che «abbiamo» una moneta forte; tuttavia, le cose non stanno proprio così. L’euro non è degli italiani, o, più in generale, degli europei dell’Eurozona: l’euro è di chi ce l’ha in portafoglio! CHE CE NE FACCIAMO DELL’EURO FORTE, SE INVECE DI AVERLO IN TASCA CE L’ABBIAMO COME DEBITO! Anzi, dover ripagare il nostro debito in una valuta troppo forte (appunto l’euro) rispetto alla nostra economia, è ancora peggio. Andrebbe inoltre rimosso un altro grave e diffuso errore (nel quale è incorso anche il Cavalier Berlusconi nella trasmissione «In mezz’ora» di Lucia Annunziata, lo scorso 4 maggio), e cioè che tornando ad una nostra moneta nazionale, saremmo gravemente penalizzati dal fatto che dovremmo poi comunque rimborsare tutto il nostro debito pubblico in euro, e che, quindi, ci rimetteremmo moltissimo nel momento in cui dovrà farsi il cambio lira-euro. Ma fortunatamente per noi, le cose non stanno in questo modo, poiché LA SOVRANITÀ GIURISDIZIONALE SU QUASI TUTTI I NOSTRI TITOLI DI STATO SPETTA ALL’ITALIA, la quale perciò ben potrebbe, lecitamente, decidere di tornare ad una propria esclusiva moneta e convertire per legge il proprio debito pubblico nella nuova lira, senza con ciò rischiare di dover pagare risarcimenti per eventuali azioni legali da parte degli investitori, al fine di farsi, essi, rimborsare i titoli in euro.

La controprova schiacciante: il caso del Giappone.

C’è una nazione al mondo che si presta benissimo ad un confronto diretto con l’Italia: questa nazione è il Paese (che fu) dei (magnifici) samurai: il Giappone. Ebbene, il Giappone ha il più alto debito pubblico al mondo in rapporto al PIL: circa il 224% (fine 2013). Pur tuttavia, il Giappone rappresenta la quarta economia mondiale, con la più bassa disoccupazione del mondo, pari al 3,5-3,6% (febbraio 2014); inoltre, il Giappone è il primo creditore netto mondiale sull’estero, con un credito totale a proprio favore di circa 2344 miliardi di euro (al cambio attuale). l’Italia invece, è un forte debitore netto mondiale, al primo posto nell’Eurozona, solo dopo i disastrati (dall’Euro) Spagna, Portogallo e Grecia, con un debito netto (annuo) pari a 58 miliardi di euro, e ad una posizione patrimoniale netta (totale) negativa pari a 466,41 miliardi di euro (30% del PIL), sempre a fine 2013 (fonte: Banca d’Italia). Come l’Italia del resto, il Paese dei samurai ha prevalentemente un’economia industriale e di trasformazione - nel senso che, come noi, fondamentalmente non dispone di risorse naturali – e però non dispone neanche della potenzialità delle nostre economie agricola e turistica, ed abbia subìto ingentissimi danni economici dovuti al terribile terremoto con tsunami dell’11 marzo del 2011! Ed allora perché, pur avendo un debito pubblico immenso (ben oltre il doppio del proprio PIL), ed una economia con meno punti di forza della nostra, il Giappone è tanto potente e competitivo economicamente? PERCHÉ ESSO HA UNA PROPRIA MONETA ESCLUSIVA (LO YEN), UNA PROPRIA BANCA CENTRALE ED UNA PROPRIA POLITICA MONETARIA, ECCO PERCHÉ!

Con l’Euro l’Italia fa gola agli speculatori finanziari internazionali, con la lira i nostri titoli tornerebbero quasi tutti in Italia.

Ancora sul Giappone, circa il 92% dei suoi titoli di stato è in mano ai giapponesi stessi. Nel caso dell’Italia invece, il 32% dei suoi titoli è in mano agli investitori esteri. Ma per nostra fortuna, questa situazione potrebbe trasformarsi in un’arma formidabile per regolare i conti contro le grandi istituzioni finanziarie internazionali che da anni e anni ormai non fanno altro che speculare sulla nostra finanza pubblica, impoverendo il nostro popolo. SE L’ITALIA TORNASSE ALLA LIRA, CI RIMETTEREBBERO QUASI ESCLUSIVAMENTE GLI SPECULATORI INTERNAZIONALI, POICHÉ SI RITROVEREBBERO CON UN CREDITO CHE DA EURO PASSEREBBE IN LIRE. Questi spregiudicati, abituati ad arricchirsi speculando sulle spalle di chi lavora, spremono il nostro Paese da anni, profittando della debolezza dell’Italia stante nell’Eurozona; È ORA DI RENDER LORO PAN PER FOCACCIA, TORNANDO ALLA LIRA E FACENDOGLI RIMETTERE CENTINAIA DI MILIARDI DI EURO IN UN COLPO SOLO A NOSTRO FAVORE, grazie al fatto che la stragrande maggioranza dei nostri titoli di stato attualmente detenuti all’estero siano a tasso fisso, e che perciò, dalla conversione di quelli in lire, subirebbero un fortissimo contraccolpo una volta che la lira si fosse svalutata. In veste di Coordinatore regionale Marche dell’Associazione Democrazia Cristiana, posso affermare con orgoglio che DA DE GASPERI A MORO, DA FANFANI AD ANDREOTTI, LA DC NON SI SAREBBE MAI FATTA INFINOCCHIARE DALLA GERMANIA E DALL’EUROPA IN QUESTO MODO, COME ACCADUTO CON L’EURO!

Il disastro immane del Governo Monti.

Il governo che fu guidato da Mario Monti, dal 16 novembre 2011 al 28 aprile 2013, ritengo passerà alla storia come il peggiore in assoluto dell’Italia repubblicana. Mi riferisco principalmente al famigerato «Fiscal compact» (Patto di bilancio dell’UE). Esso prevede che in 20 anni, l’Italia rientri del proprio debito, in media, del 20% all’anno la parte eccedente il 60% del PIL (ai dati 2013, staremmo parlando di una manovra di rientro pari a circa 57 miliardi di euro all’anno!!). Ovviamente, oltre a questi vanno anche considerati gl’interessi che l’Italia deve pagare sui propri titoli. Stante la situazione italiana così fortemente indebitata, ed una economia in recessione da anni, mai e poi mai avremmo dovuto accettare questa gravissima condizione generalizzata! Neanche i pur disastrati (dall’Euro) Spagna, Portogallo e Irlanda, avranno conseguenze altrettanto gravi dell’Italia dovute al «Fiscal compact». Già solo a queste condizioni, l’Italia non riuscirebbe mai ad uscire dalla crisi! Ma per di peggio, pure l’adesione al MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, detto anche «Fondo salva stati»), prevede che l’Italia debba versare in cinque anni 125 miliardi di euro circa. Tutto questo, insieme all’obbligo di rispettare altri parametri, tra cui il pareggio di bilancio da inserire addirittura in Costituzione (inserimento già fatto inopinatamente dall’Italia con Legge costituzionale 20 aprile 2012 n. 1). ANCHE IN QUESTA CIRCOSTANZA SI è RIVELATA TUTTA L’AVVENTATEZZA E LA TOTALE MANCANZA D’INTELLIGENZA POLITICA DI MARIO MONTI, DEL SUO GOVERNO E DELLA MAGGIORANZA CHE LO SOSTENEVA! Infatti, il trattato del «Fiscal compact» non prevede affatto l’obbligo di modificare la Costituzione dei paesi che vi hanno aderito, ma si limita a «suggerirlo». Invece, Monti e tutta la sua maggioranza, sono subito partiti in quarta per modificare la nostra Costituzione, ignorando la possibilità di adottare disposizioni di altro tipo come invece, questo sì, imporrebbe il Trattato. SONO STATI DEGLI IRRESPONSABILI, I PEGGIORI GOVERNANTI CHE L’ITALIA REPUBBLICANA ABBIA MAI AVUTI. I seguenti premi Nobel per l’economia: Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin e Robert Solow, in un appello al presidente americano Obama, hanno affermato che «Inserire nella costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose». Un altro premio Nobel per l’economia, Paul Krugman, ritiene che l'inserimento in costituzione del vincolo di pareggio di bilancio possa portare alla dissoluzione dello stato sociale. Ci rendiamo conto cos’abbia firmato Monti? Questo è il lascito del suo governo e questi sono i guasti immensi che con esso ha fatti all’Italia! E guai a farsi illudere dai recenti miseri segnali di crescita, vale a dire un incremento del PIL pari a circa lo 0,6% previsto per il 2014! Ricordate quanto abbiamo visto prima? Solo per interessi sul debito pubblico, l’Italia ha pagato il 5,26% rispetto al PIL nel 2013. Non andiamo da nessuna parte con un +0,6% di PIL su base annua, anche perché, come già aveva affermato il Professor Roberto Orsi della London School of Economics and Political Science (nella sua analisi del 17 ottobre 2013, dove giunge alla conclusione che nel giro di 10 anni dell’Italia non rimarrà quasi più nulla), considerando il disastro economico degli ultimi cinque-sei anni, ed il fatto che abbia perso circa il 9% del proprio PIL, non è impossibile incappare in uno o più trimestri in positivo; tanto più, aggiungo io, trovandosi come ora in un contesto di anni di generale espansione mondiale dell’economia e del commercio. Ci vogliono molti ipocrisia e/o ritardo culturale per definire questi leggeri rialzi del PIL, segnali di ripresa dell’economia italiana, come ha fatto il Ministro dell’Economia e delle Finanze Padoan; quando, con una disoccupazione al 13,6%, record negativo dal 1977, egli si dice ottimista perché «altri stanno peggio», o perché per quest’anno si preveda un aumento del PIL dello 0,6%, c’è da mettersi le mani sui capelli!

L’alternativa impossibile.

Vediamo ora, quale potrebbe essere l’unica alternativa teorica affinché l’Italia (ed altri paesi) non siano costretti ad uscire dall’Euro. L’alternativa è unica, triplice e necessaria: trasformare al più presto tutti i debiti pubblici dei paesi europei in un unico debito pubblico dell’area Euro, in modo che i rispettivi titoli di stato di ogni singolo paese diventino tutti titoli dell’Eurozona (e non più italiani, tedeschi, francesi, ecc.), trovando contestualmente un accordo di regolamentazione riguardo all’emissione dei successivi nuovi titoli di stato (gli «Eurobond»); eliminare diversi vincoli attuali della Banca centrale europea, mettendola nelle stesse condizioni operative di quella americana, inglese o giapponese, tanto per fare qualche esempio eccellente, in modo che anch’essa possa assumere il ruolo cosiddetto di «prestatore (o garante) di ultima istanza»; nonché, creare in brevissimo tempo un vero e proprio governo comune unico dotato di poteri reali. Ma, come facilmente intuibile, I PAESI PIÙ FORTI DELL’EUROZONA NON LO ACCETTERANNO MAI, o se anche dovessero chissà quando accettarlo, potrebbero farlo fra così tanti anni che nel frattempo l’economia italiana sarebbe già largamente decaduta e tornata a livelli di povertà gravissima e diffusa, come intanto è già iniziato a succedere! Nessun paese europeo che stia meglio di noi sarà mai disposto ad accomunare il proprio debito pubblico con il nostro, tanto meno la Germania! Perché mai quest’ultima dovrebbe accettare d’impoverirsi per aiutare gli «sgraditi» italiani, ai quali invidiano tutto, a cominciare dalle loro intelligenza, cultura e storia, nonché dai loro patrimoni ambientale ed artistico? Perché mai dovrebbero fare questo incredibile e grossissimo regalo all’Italia ed agli altri paesi in condizioni critiche come noi? NON LO FARANNO MAI!

L’altra faccia della medaglia: le possibili conseguenze non positive del ritorno alla Lira.

Sintetizzando, il ritorno alla lira avrebbe le seguenti e pressoché immediate CONSEGUENZE POSITIVE: MIGLIORAMENTO DECISO DELLE PRODUZIONI INDUSTRIALE, AGRICOLA E TURISTICA; MIGLIORAMENTO DECISO DELLA BILANCIA DEI PAGAMENTI; SENSIBILE AUMENTO DELL’OCCUPAZIONE E DEL PIL; MIGLIORAMENTO NETTO DEL PESO DEL DEBITO PUBBLICO; MIGLIORAMENTO DECISO DELLA DEMOCRAZIA E DEL DOVERE DI RESPONSABILITÀ POLITICA DEI GOVERNANTI; RIDUZIONE NETTA DEI SUICIDI, DEGLI OMICIDI, DELLA CRIMINALITÀ, NONCHÉ DELLA VIOLENZA CIVILE E SOCIALE (fra cui quella domestica), DOVUTI AL DISAGIO SOCIO-MENTALE CONSEGUENTE ALLA MANCANZA DI LAVORO E DI REDDITO. E se tornassimo alla Lira, L’ECONOMIA ITALIANA RIPARTIREBBE DOMANI; NON FRA SEI MESI O UN ANNO, DOMANI STESSO! Ma quali sarebbero, invece, le CONSEGUENZE NEGATIVE del ritorno alla Lira? Sostanzialmente, ma pur ipoteticamente, tre, tutte minimali rispetto al numero ed all’entità dei vantaggi: il rialzo dell’inflazione, il rialzo dei tassi d’interesse, ed il rialzo dei costi per l’acquisto delle materie prime, come ad esempio il petrolio. Vediamole una ad una. Prima probabile conseguenza: l’inflazione. Come effetto della possibile svalutazione in cui incorrerebbe fin da subito la lira rispetto alle altre valute, ne potrebbe scaturire logicamente anche l’inflazione, tanto più se convertissimo con legge dello Stato il nostro debito attualmente espresso in euro nella nuova lira, come io ritengo sarebbe molto conveniente fare. Tuttavia, un rialzo dell’inflazione non rappresenterebbe un problema, bensì un deciso vantaggio, in considerazione dei fatti che: primo, la stragrande maggioranza dei nostri titoli di stato siano a tasso fisso, e quindi, con l’aumento dell’inflazione, il nostro debito pubblico comincerebbe subito a scendere in termini reali; secondo, la nostra inflazione è attualmente bassissima, (0,66% nel 2013, ancora meno oggi: 0,28% annuale a giugno 2014, cioè quasi deflazione). Pertanto, mi viene letteralmente da sorridere quando sento esprimere preoccupazione per l’eventuale rialzo dell’inflazione. LO RIPETO: NELLA SITUAZIONE IN CUI CI TROVIAMO ORA, UN DECISO RIALZO DELL’INFLAZIONE SAREBBE UN TOCCASANA PER IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO, PER LA NOSTRA NOSTRA ECONOMIA E PER L’OCCUPAZIONE. Se osserviamo i fatti, è stato dopo l’avvento dell’Euro che moltissime famiglie italiane si sono impoverite come non mai! Perciò cerchiamo di non abboccare alle menzogne dei furbi interessati e di non ingannare noi stessi. Seconda probabile conseguenza negativa: il rialzo dei tassi d’interesse, sia sui titoli di stato a tasso variabile che in tutti quelli di nuova emissione, sia sui tassi per l’accesso a mutui e prestiti. Tuttavia, anche per i tassi d’interesse, non vedo come ci si debba preoccupare, considerato che siamo in presenza di anni di crisi e recessione della nostra economia. Malgrado la forza e la stabilità dell’Euro, nonché i progressivamente discendenti tassi d’interesse degli scorsi anni, in Italia sono aumentate moltissimo le sofferenze e le perdite bancarie. Per esempio, al di là di ciò che dovesse dimostrarsi in sede di responsabilità civile e penale, la situazione in cui si è venuta a trovare la BANCA MARCHE rappresenta un’altra prova lampante di come l’Euro e i bassi tassi d’interesse non diano affatto garanzie di sicurezza e ripresa economica. A questo punto anzi, occorre ricordare a tutti che la famosa crisi mondiale nata nel 2007-2008 a causa dal crack delle banche americane, dovuta ai mutui sub-prime ed ai titoli spazzatura rifilati a tutto il mondo ugualmente da molte banche d’affari americane, sia già stata superata nel resto del mondo da anni, come indicano chiaramente da tempo i bollettini periodici della Banca d’Italia. Faccio questa precisazione anche in conseguenza dell’affermazione fatta dal Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi, sabato 14 giugno scorso a Senigallia, in occasione del «Marche Endurance Lifestyle», il forum fra Italia ed Emirati Arabi Uniti, quando egli ha affermato che staremmo tuttora soffrendo per colpa di «questa lunga crisi». Lupi, non ci siamo, ed è ora scossa di cambiare il paradigma! NON SIAMO IN RECESSIONE PER COLPA DELLA CRISI, MA DELL’EURO; NON È LA CRISI CHE TAGLIA POSTI E SALUTE, MA L’EURO; NON È STATA LA CRISI A FARCI PERDERE DUEMILIONI E TRECENTOMILA POSTI DI LAVORO IN DIECI ANNI, MA L’EURO; NON E’ STATA LA CRISI A PRODURRE DUEMILIONI E SEICENTOMILA DEPRESSI IN ITALIA, MA L’EURO; NON E’ STATA LA CRISI A FAR FALLIRE AZIENDE COME LA «ANTONIO MERLONI S.P.A.», MA L’EURO! Anche per questo vedo nerissimo il prossimo futuro dell’Italia se tenessimo l’euro. Mentre moltissimi altri paesi hanno ricominciato a correre da anni a ritmi notevoli di crescita del loro PIL, noi, per colpa dell’Euro, siamo continuati ad andare indietro; e se nell’attuale favorevole congiuntura internazionale non riusciamo a fare più dello 0,3-0,6% di aumento di PIL, ci rendiamo conto di cosa ci succederà quando il ciclo economico mondiale tornerà a rallentare, come sempre avvenuto? SE NON TORNIAMO ALLA LIRA, SAREMO LETTERALMENTE PERDUTI. Lo dico anche a quella massa d’italiani medi che stanno ora un po’ meglio dei poveri e che hanno ancora quattro soldi, magari perché incassano qualche affitto mensile (fino a quando gli riuscirà di riscuoterlo) e che quindi, CINICAMENTE, potrebbero pensare che tanto loro stanno bene e non gli potrà succedere nulla; GLI CONVIENE STARE ATTENTI INVECE, PERCHÉ RISCHIANO DI DIVENTARE TUTTI DEI POVERACCI! Terza probabile conseguenza: l’aumento del costo delle materie prime, in particolare quelle energetiche, per effetto della svalutazione della lira e del suo successivo cambio con il dollaro. Intanto, va subito ricordato che l’acquisto primario dei beni energetici ha un’incidenza relativamente modesta sul paniere inflattivo globale. Pur tuttavia, in realtà, potrebbe invece verificarsi addirittura una diminuzione del prezzo finale dei combustibili, per via di quello che ho ritenuto definire IL PARADOSSO DELL’EURO E DEL CARBURANTE ALLA POMPA! Infatti, il prezzo del carburante al consumatore finale è fortemente aumentato per colpa dell’euro, poiché, conseguentemente alla crisi dovuta ad esso e per compiacere l’Europa, gli ultimi governi italiani hanno aumentato le accise e rialzato l’IVA. Datosi che, come le pecore quando ripetono in massa il belare, quasi tutti i nostri economisti e politici dicono sempre che se uscissimo dall’euro, il carburante ci costerebbe molto di più, potrebbe invece succedere esattamente il contrario, poiché, tornando alla lira, l’economia ripartirebbe e, conseguentemente a ciò, si potrebbero abbassare le accise e quindi il prezzo finale del carburante. è quindi l’euro che fa aumentare il prezzo del carburante al consumo, non il ritorno alla lira; in ciò sta il paradosso.

La formidabile funzione sociale della moneta statale propria.

Poiché, riguardo ai temi monetari, veniamo da anni letteralmente sommersi di riferimenti al PIL, ai mercati, alla crescita, al mondo bancario, ecc. ecc., nessuno parla mai del risvolto sociale della politica monetaria. Cosa possiamo dire allora per i bassissimi redditi e le pensioni minime? Ancora una volta, l’azione storica della Democrazia Cristiana potrebbe insegnarci molto. Infatti, potendo agire da un lato con la politica monetaria, nonché, dall’altro e contestualmente, con i provvedimenti di governo, il ritorno alla lira ci fornirebbe lo strumento giusto per aiutare le fasce economicamente più deboli della popolazione, al fine di ridurre l’inaccettabile livello attuale delle diseguaglianza in Italia (l’indice di Gini, che misura le disuguaglianze, è quasi ai massimi storici nel nostro Paese, e vi siamo secondi in Europa e terzi fra tutti i paesi OCSE), aiutando i più poveri a scapito dei più ricchi, come sempre fatto dai governi presieduti dalla Democrazia Cristiana. NON POSSIAMO NE DOBBIAMO PIÙ TOLLERARE QUESTO LIVELLO D’INGIUSTIZIA SOCIALE! NON POSSIAMO NE DOBBIAMO ACCETTARE CHE SEMPRE PIÙ FAMIGLIE ITALIANE SIANO COSTRETTE A RIVOLGERSI ALLA CARITAS O A ROVISTARE NEI BIDONI DELL’IMMONDIZIA! NON POSSIAMO NE DOBBIAMO ACCETTARE CHE SEMPRE PIÙ IMPRENDITORI E DISOCCUPATI SI TOLGANO LA VITA PERCHÉ NON CE LA FANNO PIÙ A TIRARE AVANTI! TUTTO QUESTO RAPPRESENTA UNA VERGOGNA INDICIBILE, IL FALLIMENTO DELLA POLITICA; IN UNA FRASE, TUTTO QUESTO RAPPRESENTA IL MORTALE DISASTRO DELL’EURO!

La controversia delle controversie.

C’è però un aspetto che lascia assai perplessi e disorientati: perché sul mantenimento dell’Italia nell’Eurozona, ci sono economisti che sostengono una tesi, ed altri di loro che sostengono il contrario? Intanto, riguardo a questa contrapposizione degli economisti italiani sull’argomento euro, è appena il caso di ricordare: primo, il sempre attualissimo suggerimento dell’economista Galbraith: chi è che paga loro lo stipendio…? Secondo, una differenza importantissima: mentre chi sostiene (come me) che l’Italia debba uscire dall’Euro, lo fa sempre sulla base di dati oggettivi, già verificatisi per anni o in fase di attuale osservabile svolgimento, chi difende la permanenza dell’Italia nell’Eurozona, lo fa sempre sulla base di previsioni, ipotesi future e proiezioni! Mentre le nostre aziende chiudono o falliscono, mentre l’economia reale continua a decadere, gli irriducibili sostenitori della nostra permanenza nell’euro non oppongono altro che grafici, numeri e previsioni, tutti precisamente riferiti ad anni in là da venire! Però, mentre i dati oggettivamente rilevati sono realtà incontrovertibile, le previsioni e le proiezioni possono essere ben facilmente sbagliate, poiché comunque ipotetiche, com’è effettivamente accaduto in innumerevoli circostanze ed epoche della storia economica anche contemporanea! Ancora una volta, ci cade a pennello il pensiero di Galbraith: «Il potere profetico degli economisti è molto limitato. … Non bisogna dimenticare che ogni predizione [economica] si fonda su un’alta percentuale di ignoto». Ebbene, sappiate che è stata proprio la controversia fra economisti italiani a farmi decidere che, se avessi voluto una risposta definitiva alla domanda «euro si - euro no», avrei dovuto studiare l’argomento approfonditamente e trovarmi la risposta da solo. Oggi perciò posso dire che forse, dietro questa controversia, ci potrebbe essere qualcos’altro: una sorta di conflitto d’interessi che mette molti italiani (e gli economisti italiani) in posizioni contrapposte. Poiché, come spesso accade, LA VERA QUESTIONE  ANCORA UNA VOLTA FRA CHI STA MEGLIO E CHI STA PEGGIO. Pertanto: per chi gode di una ricca pensione, per chi ha un alto stipendio pubblico e perciò sicuro (classe politica compresa), per chi vive di lauta rendita, per chi dispone di buoni capitali finanziari da investire in attività estere, per chi si reca spesso in vacanza all’estero, per le grosse banche internazionali che speculano sui titoli di stato italiani: ebbene, per tutti costoro (non esaustivamente), SAREBBE ASSAI MEGLIO CHE L’ITALIA RESTI CON L’EURO! Per chi invece è povero o la sua paga gli basta sì e no per andare avanti, per chi è disoccupato, per gli imprenditori che non trovano lavori da fare, per chi ha basse pensioni che non gli vengono sufficientemente adeguate al carovita, per i giovani una volta conclusi gli studi, per chi ha un lavoro precario, per chi possiede immobili che non riesce ad affittare ne a vendere, per le aziende che ogni giorno debbono confrontarsi con i concorrenti stranieri, per le imprese che hanno bisogno del credito bancario, per le aziende che devono esportare i loro prodotti, per le attività imprenditoriali e commerciali che ogni giorno devono confrontarsi con la clientela, per le attività dello stato sociale, per lo Stato italiano che deve pagare gli interessi sui propri titoli; ebbene, per tutti costoro (non esaustivamente) SAREBBE IMMENSAMENTE MEGLIO CHE L’ITALIA TORNASSE ALLA LIRA!

Solo la Lira potrebbe salvarci dal declino irreversibile.

«GRAZIE ALLA LIRA! Bilancia commerciale 1995 senza precedenti»; così titolava a grandi lettere il «Corriere della sera» del 14 febbraio 1996, giorno di San Valentino. Ed iniziava il lungo articolo così: «LIRA MAGICA, UNICA, VERA COLONNA DELL’ITALIA». Basterebbe questo per farci render conto di cosa abbiamo perso adottando l’Euro. Ed oggi non nutro più dubbi: l’Italia presto o tardi dovrà uscire dall’Euro, poiché non esiste alternativa al ritorno alla Lira, che non sia il declino economico, la miseria diffusa, la disoccupazione altissima e strutturale, lo scontro sociale violento (senza escludere il possibile ritorno del terrorismo politico), l’aumento sensibile della delinquenza e, in definitiva, la fine dell’Italia come è stata prima dell’avvento dell’Euro. Tuttavia, NON è FINITA PER NOI, diversamente da come ha concluso il Professor Orsi nella sua analisi dicendo: «A meno di un miracolo, possono volerci secoli per ricostruire l’Italia». Forse non è necessario l’intervento diretto dell’Altissimo, salvo che per miracolo non volessimo intendere il ritorno all’amata Lira. DOBBIAMO FARE COME LA DANIMARCA, IL REGNO UNITO, LA SVEZIA, LA BULGARIA, LA CROAZIA, LA POLONIA, LA REPUBBLICA CECA, LA ROMANIA E L’UNGHERIA: STARE NELL’UNIONE EUROPEA, MA NON NELL’EUROZONA. Tornando all’articolo del «Corriere della sera» del 14 febbraio 1996, esso concludeva così: «Insomma, se non fosse per questa lira senz’anima, oggi saremmo a contare le rose di San Valentino, invece di mandarle a mazzi!» Su una cosa ora non potrei essere assolutamente d’accordo: ce l’avrebbe l’anima, la Lira, hai voglia se ce l’avrebbe! E sono pienamente convinto che il nostro futuro dipenda esclusivamente da noi italiani, dalla nostra intelligenza, dalla nostra cultura, dalla nostra classe politica, dal nostro coraggio di poter fare una scelta decisiva come quella di tornare alla Lira, dalla nostra umiltà di saper fare (anche se tardi) un passo indietro, riconoscendo che entrare nell’Euro sia stato uno dei più grandi errori che la politica italiana abbia mai fatto nella sua storia unitaria, secondo solo a quello di schierarsi a fianco della Germania nazista ed entrare nella seconda guerra mondiale, ma senza dubbio il più grave in assoluto dalla nascita della repubblica. Perciò, per le battaglie civili e sociali che abbiamo già combattute e che ancora ci aspettano, al fine di considerarla una sorta di spinta ideale, permettetemi di concludere con questa citazione di San Paolo Apostolo nella lettera a Timòteo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede». VIVA L’ITALIA, VIVA LA LIRA, VIVA LA DEMOCRAZIA CRISTIANA!

(Nota. Elenco dei sei premi Nobel per l’Economia molto critici o dichiaratamente contrari all’Euro: Milton Friedman, Premio Nobel 1976: «L’Euro sarà più una fonte di problemi che non di benefici»; «L’Euro è un progetto dirigista, autoritario, antidemocratico e pericoloso». James Mirrlees, Premio Nobel 1996: «Guardando dal di fuori, dico [all’Italia] che non dovreste stare nell’Euro, ma uscirne adesso». Amartya Sen, Premio Nobel 1998: «L’Euro è stato un’idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l’economia europea sulla strada sbagliata». Joseph Stiglitz, Premio Nobel 2001: «Questa crisi, questo disastro è artificiale e in sostanza questo disastro artificiale ha quattro lettere: l’Euro»; «Uscire dall’Euro è meglio che seguire politiche suicide». Paul Krugman, Premio Nobel 2008: «L’Europa sarà sempre fragile. La sua moneta è un progetto campato in aria e lo resterà fino alla creazione di una garanzia bancaria europea». Christopher Pissarides, premio Nobel 2010: «La situazione attuale non è sostenibile ancora per molto. È necessario abolire l’Euro per creare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l’uno nell’altro». «L’Euro dovrebbe essere smantellato in maniera ordinata, oppure i membri più forti dovrebbero fare rapidamente tutto il necessario per renderlo compatibile con crescita e occupazione».

Elenco dei premi Nobel per l’economia che si sono dichiarati favorevoli all’Euro: neMMENO UNO.

Per finire, facciamo pure DUE risate su queste DUE sciocchezze di questi DUE professori ipocriti o somari: Romano Prodi (1999): «Con l’Euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più»; Mario Monti (2011): «Stiamo assistendo al grande successo dell’Euro e la Grecia ne è la dimostrazione»

Franco Rosini, Coordinatore regionale Marche della Democrazia Cristiana e dell’Associazione Democrazia Cristiana.

 
   
 
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